lunedì 18 marzo 2019

La Spiritualità protegge il Cervello



La spiritualità, di qualsiasi tipo, sembra proprio che faccia bene al cervello. Aumentano le connessioni cerebrali e si riduce il rischio di depressione: lo dicono gli esperti della Columbia university.


Succede qualcosa nel cervello quando ci accingiamo a coltivare la nostra spiritualità. Aumenta la “sostanza bianca” e questo correla con un minor rischio di depressione. Ora arrivano gli scienziati della Columbia e New York State Psychiatry Institute a confermarlo: si vede attraverso la risonanza magnetica.

Gli effetti sul cervello

Più spiritualità, più religiosità, portano il cervello a sviluppare più connessioni cerebrali: questa è la tesi. Anche nelle persone ad alto rischio di depressione, per fattori genetici (genitori depressi), si vede che la pratica spirituale rende più spessa la corteccia del cervello nelle aree parietali e occipitali.
Come abbiamo precedentemente riportato – dicono gli autori – una corteccia più sottile in queste regioni è uno stabile biomarker di rischio di depressione. Ipotizziamo quindi che l’aumento dello spessore della materia bianca nelle persone che ritengono importanti le loro attività spirituali, sia un meccanismo compensatorio o protettivo”. Tutto questo è ancora oggetto d’indagine, servono altri approfondimenti.

Che tipo di spiritualità?

Il messaggio dello studio non è che una religiosità sia meglio dell’altra. Semplicemente si dice che chi ha interessi spirituali e li pratica costantemente risulta più protetto dalla depressione. Gli Autori dell’indagine sono neuroscienziati americani e cinesi, ma nel campione analizzato, quelli sottoposti a RM (DTI), ci sono molti italiani, per la precisione del sud del paese. Quindi cattolici. Poi ci sono protestanti e persone che dicono di seguire la propria spiritualità personale. Gli altri si dicevano atei o agnostici.

“Tutto è Uno” potrebbe essere la chiave

Queste esplorazioni scientifiche sul legame tra spiritualità e cervello vanno avanti da alcuni anni. Per esempio, un’altra indagine del 2013 aveva trovato che le persone con malattie mentali come la depressione rispondono meglio ai trattamenti se credono in “Dio” (McLean Hospital in Belmont, Mass.). Ma non è il “tipo” di Dio che fa la differenza, quanto la spiritualità in generale. Al punto che alcuni pensano che il concetto di spiritualità possa essere molto esteso, anche senza credere in entità superiori di carattere religioso. L’importante sarebbe la capacità di non limitare la nostra visione del mondo a un piccolo ego personale ma coltivare una visione più ampia, di interconnessione col mondo e le altre persone. Il “tutto è uno” ci riguarda strettamente.
https://www.conoscenzealconfine.it/la-spiritualita-protegge-il-cervello/

mercoledì 13 marzo 2019

Guadagna sul crollo delle azioni!

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lunedì 4 marzo 2019

Energia delle mani: un grande potere nascosto



Avete già sentito parlare di energia delle mani ? Ora vi spiego di cosa si tratta.






Nelle nostre mani c’è un grande potere: un’energia che tutti abbiamo fin dalla nascita che se nutrita e consapevolizzata può fare un gran bene a noi stessi e agli altri. Che siamo fatti non solo di materia ma anche di energia ne abbiamo parlato nell’articolo sul Prana e nell’articolo relativo ai Chakra, i 7 centri energetici del nostro corpo.


Vediamo ora cosa significa “guarire con l’imposizione delle mani” frase che spesso usiamo per gioco e che hanno usato molti comici. Forse, proprio giocando, scopriremo che un gioco non è.
Energia delle mani: un dono antico


Questo dono ci è stato trasmesso fin dall’antichità: troviamo racconti nella Bibbia che non riguardano solo Gesù. NellaMedicina Tradizionale Cinese e Giapponese ci sono molte posizioni che canalizzano l’energia vitale (il Chi) attraverso le mani, mentre dalla tradizione indiana ci giungono racconti di guarigione attraverso le mani.


Molte discipline che oggi conosciamo come il Reiki, la Pranoterapia e alcuni tipi di massaggio, come il massaggio ayurvedico, si ispirano a conoscenze antichissime. Sono discipline che reputo sacre e che richiedono un buon percorso conoscitivo di sé stessi, delle tecniche da usare e dell’utilizzo dell’energia.
L’uso spontaneo delle mani nella quotidianità


Quando ci facciamo male o ci fa male qualche parte del corpo la prima cosa che facciamo è appoggiare istintivamente le mani sulla parte dolente, e così ci viene spontaneo fare anche con chi abbiamo accanto. Se la persona accanto a noi soffre ci verrà spontaneo poggiare una mano al centro della schiena, sulla spalla o stringergli la mano, e trarremo giovamento se riceveremo lo stesso trattamento. Gesti spontanei che hanno un senso: le mani sono un importante canale di comunicazione e trasmettono energia, forza e amore che fa bene.


Una volta esserci resi conto che possiamo usare il nostro potere ed energia delle mani consapevolmente, impariamo qualche accorgimento e piccola conoscenza.
Un facile esercizio per scoprire l’energia delle mani


Diventare consapevoli di questo potere può dare grande giovamento a noi e a chi ci circonda. Per sperimentare l’energia delle tue mani puoi provare a fare questo semplice esercizio:




Siediti comodo con la schiena dritta, chiudi gli occhi e fai tre respiri profondi cercando di rilassarti e di lasciar andare via i pensieri.


Metti le tue mani una di fronte all’altra immaginando di tenere tra loro una palla e stai in ascolto di ciò che accade. Allontana e avvicina le mani lentamente, stando attento a ciò che senti. Dopo qualche minuto (il tempo è diverso per ognuno di noi) avvertirai un po’ di calore. Appena questo accade prova a poggiare le tue mani su una parte del corpo che richiama la tua attenzione oppure sul tuo cuore e resta in ascolto di ciò che accade, prendi un po’ di tempo per questo momento. Se avverti del calore che si irradia nel corpo l’esercizio ha funzionato ed hai avuto modo di sperimentare l’energia delle tue mani.


Se l’esercizio non ha funzionato il motivo può essere un tuo momento di malessere o disagio. Se siamo “scarichi” per qualunque motivo, fisico o emotivo, l’energia vitale è debole ed è bene non utilizzarla nemmeno per gli altri poiché rischiamo di scaricare anche loro oltre che noi stessi!
Due importanti differenze che è bene sapere


Le due discipline del Reiki e della Pranoterapia si differenziano per molti aspetti, un aspetto importante è che nel Reiki siamo semplicemente dei canali dell’energia universale, nella Pranoterapia usiamo la nostra energia per alleviare la sofferenza altrui. Mi soffermo su questi due aspetti perché è bene sapere che possiamo usare le nostre mani in questi due modi e se non abbiamo la padronanza necessaria sia di noi stessi che di una tecnica o disciplina specifica è necessario prestare attenzione.


Se siamo arrabbiati, tristi o non ci sentiamo bene è preferibile semplicemente prenderci cura solo di noi stessi. Altrimenti rischieremmo di peggiorare la nostra situazione o di “scaricare l’altro”.


Se invece ci sentiamo bene e siamo pronti ad usare il potere delle nostre mani, o meglio, l’energia delle mani, per fare del bene a noi stessi e agli altri teniamo presente che possiamo mettere l’intenzione giusta ed attingere sia alla nostra energia, se ne abbiamo in abbondanza, oppure attingere all’energia universale.
Due poteri uniti per il bene


Ricordate che anche mettere l’intenzione o la preghiera è uno dei più grandi poteri che abbiamo. In questo caso, poggiare semplicemente la mano su una parte dolente con il forte desiderio di “guarire” sia noi stessi che chi ci circonda, unisce due nostri poteri per farci e fare del bene.